Santa Croce di Firenze: la Basilica che incantò Ugo Foscolo e Stendhal nella Piazza nel cuore della città

Cantata da Foscolo nei Sepolcri e tanto amata da Stendhal, che fu colpito qui dalla sua famosa “sindrome”, la Basilica di Santa Croce è una piccola perla gotica che custodisce, al suo interno, le spoglie di figure illustri nel campo delle scienze, la politica e le arti. Nel suo museo, troverai opere dal valore inestimabile realizzate da artisti come Giotto, Donatello, Gaddi e l’Orcagna: cose di Viaggio ti illustrerà le più importanti, insieme con gli ambienti di questo monumento alla religiosità, che gode della nomina di basilica minore e del primato di chiesa francescana più grande esistente.

Santa Croce: storia di un tesoro inestimabile

Santa Croce viene fondata dai padri francescani, su un lembo di terra circondato dalle acque dell’Arno, in corrispondenza dell’attuale Piazza Beccaria: ciò in seguito ad una visita di San Francesco a Firenze, nel 1211. Dopo un’accesa diatriba sulla scelta dello stile architettonico più adatto alla basilica, viene infine erta una struttura ben più ampia e ricercata rispetto alle classiche chiese francescane, che sono da sempre emblema della povertà predicata dall’ordine religioso.

Santa Croce Facciata

La realizzazione di questa meraviglia è dovuta molto probabilmente al genio di Arnolfo di Cambio, l’architetto a cui si deve anche la costruzione di Palazzo Vecchio, e al generoso contributo economico della popolazione fiorentina. Di Cambio muore nel 1302, senza poter vedere completata la sua opera, che viene conclusa intorno al 1358 dopo aver affrontato i problemi relativi alla pandemia di peste e le alluvioni dell’Arno. La consacrazione avviene solo nel 1443, ad opera del cardinale Bessarione e alla presenza dell’allora pontefice Eugenio IV, dopodiché si avvia il graduale processo di arricchimento artistico della struttura. Tale processo culmina, durante il 1800, nella trasformazione della Chiesa di Santa Croce in un mausoleo dell’arte e della cultura italiana, grazie al visionario progetto dell’architetto Niccolò Matas.
Tragicamente distrutta dall’alluvione del 1966, l’opera di Santa Croce viene lentamente ristrutturata, divenendo un vero e proprio simbolo di rinascita.

Santa Croce

La basilica vista dall’esterno e la famosa Piazza Santa Croce

Poche chiese susciteranno in te lo stesso stupore della Basilica di Santa Croce, a Firenze: luoghi d’interesse simili sono unici al mondo.

  • Inizialmente la vecchia facciata recava soltanto la nicchia il San Ludovico di Tolosa, bronzo realizzato da Donatello e spostato poi all’interno del Refettorio, la vetrata circolare progettata da Ghiberti e il monogramma irradiato di Cristo, voluto da San Bernardino da Siena. Con la ricostruzione ottocentesca di Niccolò Matas, ispiratosi ad un precedente progetto del Cronaca, la parete in pietraforte è stata ricoperta dalle decorazioni in stile neogotico che oggi adornano l’intera facciata. Dopo aver superato gli otto gradini della chiesa, aguzzando lo sguardo potrai cogliere al meglio i particolari delle tre lunette, che raccontano la leggenda della Vera Croce (continuando a leggere, la troverai nelle nostre Curiosità). Potrai ammirarne gli episodi più importanti, ossia il ritrovamento della croce di Cristo, il suo trionfo e la visione avuta dall’imperatore Costantino, la notte prima della battaglia di Ponte Milvio. Osservando il pavimento, vedrai la tomba dell’architetto Matas, posta davanti all’entrata principale. Affiancato da due reali marzocchi, il Dante marmoreo scolpito da Enrico Pazzi è invece in piedi su un alto piedistallo, che reca la scritta “A Dante Alighieri l’Italia”, mentre osserva dal lato sinistro della facciata la Piazza Santa Croce, dove si tengono ogni anno le partite di calcio in livrea.
Santa Croce Dante
  • Le false campate disposte sui fianchi laterali della basilica sono sormontate da bifore, che si aprono sugli scarni scomparti in pietraforte. La caratteristica forma a punta delle false campate crea un singolare gioco di forme che procede anche sul retro, visibile solo da un giardino privato o da lontano. Sul lato sinistro troverai il porticato delle Pinzonchere, realizzato nel Trecento e restaurato durante la ricostruzione di Santa Croce nell’Ottocento: troverai qui la biglietteria, diversi stemmi nobiliari in pietra sulla parete e i monumenti funebri dedicati ad Alamanno Caviccioli e Tino di Camaino.
  • Il campanile di Santa Croce è rimasto incompiuto per diverso tempo: progetto dopo progetto, non si è mai giunti alla conclusione dell’opera, il cui basamento è stato infine abbattuto durante l’ultima ricostruzione, che ha visto la realizzazione di una struttura in stile neogotico, alta circa settantotto metri. Qui, come nel resto della basilica, si può notare l’influenza esercitata su Matas da opere come il Duomo di Siena e di Orvieto, suggerita dalle linee essenziali e geometriche.
Campanile Santa Croce

La struttura degli ambienti interni, le cappelle, l’organo a canne e le opere d’arte

All’interno la Basilica di Santa Croce è cruciforme e dotato di tre navate: quella centrale, destinata ai fedeli, e quelle laterali, sorrette da grandi pilastri ottagonali a cui si alternano ampie campate. La singolare forma a “croce egizia” è dovuta alla ricostruzione operata dal Vasari nel 1565, necessaria affinché la Chiesa venisse conformata alle disposizioni del Concilio di Trento. Il soffitto a capriate è un espediente architettonico che serve per bilanciare il peso dell’intera struttura, circondata da pareti molto sottili, mentre invece il ballatoio orizzontale che percorre la navata centrale è un mero espediente decorativo, che dona alla chiesa un tocco neoclassico. La pianta spoglia è stata realizzata da Arnolfo di Cambio rispettando i canoni delle chiese francescane, dove sono predilette pareti affrescate e illuminate dalla luce del sole, affinché i fedeli possano ammirare e apprendere su di esse il racconto biblico.
Camminando all’interno della Basilica di Santa Croce a Firenze, guardandoti intorno noterai numerose cappelle, dedicate ai donatori che hanno permesso la costruzione della basilica con il loro generoso contributo.

  • La Cappella Maggiore è il capolavoro di Agnolo Gaddi: sono sue le pareti e le vetrate, ad eccezione delle più alte, che illustrano in maniera approfondita la leggenda della Vera Croce, la stessa che accoglie i visitatori con le tre lunette della facciata. Qui la storia viene arricchita da ulteriori particolari e personaggi, come Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, La Regina di Saba, Re Salomone e Re Corsoe II. La cappella presenta una croce variopinta, attribuita all’artista anonimo identificato come “Maestro di Figline”, mentre la pala d’altare è stata dipinta da Niccolò Gerini, Giovanni del Biondo e un secondo artista anonimo.

Sul lato destro della chiesa troverai:

  • La Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi, che sono state invece decorate da Giotto e illustrano, rispettivamente, episodi della vita di San Giovanni Battista e San Francesco d’Assisi. Le opere del maestro si avvicinano ad un realismo espressivo che lo distinguono nettamente dagli altri artisti del suo tempo, come potrai constatare anche visitando la sala dedicata a Giotto e il Duecento nella Galleria degli Uffizi. Potrai percepire, in particolare nella Morte di San Francesco, la drammaticità dei frati che piangono sul corpo inerme del santo, con i volti contorti da un dolore inconsolabile. Questa cappella è considerata, fra le cose da vedere a Firenze, una delle più suggestive.

  • La Cappella Giugni è il luogo in cui riposa Julie Clary: regina consorte delle Indie, di Napoli e della Spagna, moglie di Giuseppe Napoleone e madre della principessa artista Charlotte Napoleone Bonaparte, seppellita accanto a lei.
  • La Cappella Ricciardi ospita il reliquiario della Beata Umiliana de’ Cerchi e i tre dipinti di Rosselli, Billivert e Passignano, che hanno rispettivamente messo su tela l’Estasi di San Francesco, il Ritrovamento della Croce e l’Elemosina di San Lorenzo.
  • La Cappella Velluti, dedicata a San Michele Arcangelo, è adornata da dipinti risalenti al 1300 realizzati da mano ignota e dall’altare, la cui pala è stata decorata da del Biondo e di Bicci.
Cappella Maggiore
  • La Cappella Baroncelli è impreziosita dalle vetrate, il polittico e l’affresco Storie della Vergine, nati dalla sapiente mano di Taddeo Gaddi, tanto sublime in questo frangente della sua straordinaria carriera da essere confusa con la mano del maestro Giotto. La Madonna della Cintola, circondata dagli angeli, regna incontrastata nel cielo terso dipinto da Sebastiano Mainardi: altro tributo alla famiglia Baroncelli, a cui è dedicata anche la tomba scolpita da Balduccio e la dolcissima Madonna col bambino di Danti.
  • Ad Agnolo Gaddi, figlio di Taddeo Gaddi, si devono invece gli affreschi della Cappella Castellani, mentre sono opera di Mino da Fiesole e Gerini l’edicola dell’eucarestia e la croce. Anche qui riposano le spoglie di personaggi illustri, tra cui la Contessa d’Albany e lo scultore Emilio Santarelli.
Agnolo Gaddi

Sul lato sinistro, vedrai:

  • La Cappella Spinelli e Capponi, quest’ultima costruita in onore di tutte le madri che hanno perduto i propri figli durante la guerra, omaggiati dalla Pietà, la Partenza dell’eroe e il Ritorno dell’eroe del maestro Andreotti, realizzati negli anni Venti del ‘900.
  • Il maestro Sabatelli e i suoi figli hanno, invece, affrescato la Cappella Ricasoli, dove viene narrata la storia di Sant’Antonio da Padova.
  • Particolare è la ceramica poggiata sull’altare della Cappella Pulci-Berardi, che rappresenta la Madonna con il bambino, circondata dagli angeli e i santi. Questo splendido pezzo, foggiato e decorato da Giovanni della Robbia, è posizionato sull’altare della cappella, affrescata da Bernardo Daddi con due episodi di martirio: la lapidazione di Santo Stefano e San Lorenzo che brucia sulla graticola in fiamme (quest’ultimo, inoltre, scolpito nel marmo da un giovane Bernini ed esposto agli Uffizi di Firenze).
Crocifisso Taddeo Gaddi
  • La Cappella Bardi di Vernio racchiude in sé diverse opere di Maso di Banco, eccellenza della scuola di Giotto: le vetrate, le Storie di San Silvestro e il Giudizio finale, a cui si affiancano la Deposizione di Gaddi e un trittico di del Biondo. Sempre ai nobili Bardi di Vernio è dedicata la cappella contenente il Crocifisso ligneo di Donatello, anche detto Crocifisso di Santa Croce, conservato insieme con gli angeli e il ciborio realizzati appositamente per l’altare maggiore e infine collocati qui, protetti dalle cancellate originali risalenti al 1335.
  • Ultima, ma non per importanza, la Cappella Medici: progettata dal Michelozzo su commissione di Cosimo il Vecchio, può essere raggiunta da un’entrata posta sulla testa del transetto destro, dopo aver attraversato l’androne del noviziato e, subito dopo, la Sacrestia. Varcando la porta della cappella, sormontata dalla Madonna col Bambino di Fra Bartolomeo, troverai un ambiente dalle decorazioni semplici, adornato da diversi stemmi medicei e una panca di pietra. Sulle pareti potrai ammirare la pala di Allori, i monumenti dedicati allo scultore Lorenzo Bartolini e all’attore Francesco Lombardi, le opere di Portelli e Bardovinetti. La pala centrale della cappella è una magnifica ceramica di Andrea della Robbia, che rappresenta la Madonna che stringe tra le braccia Gesù, tra i santi e un volo di angeli.
Ugo Foscolo
  • Procedendo verso la Sacrestia, ti troverai in un ambiente molto più ricercato nelle decorazioni e nella quantità di opere d’arte qui presenti: gli armadi intarsiati per le reliquie e il banco d’angolo sono stati realizzati, rispettivamente, da Michele da Fiesole e Taddeo Gaddi, per non parlare della parete affrescata dalle figure di spicco della scuola di Giotto, in cui Gaddi stesso è uno degli artisti più brillanti.
  • La Cappella Rinuccini, infine, racconta le Storie della Vergine e della Maddalena, dipinte da Giovanni da Milano.

Oltre alle cappelle e ai monumenti funebri, che ti illustreremo a breve, potrai ammirare anche l’organo a canne realizzato da Onofrio Zefferini e inaugurato il 6 Giugno del 1579. Originariamente più piccolo rispetto a quello attuale e dotato di una cassa progettata personalmente dal Vasari, lasciata intatta dopo la totale ricostruzione avvenuta nel 1929, per ingrandire lo strumento e rinnovarne la veste stilistica. È stato nuovamente restaurato in seguito all’alluvione del 1966, che lo ha gravemente danneggiato rendendolo inutilizzabile. In seguito, è stato trasformato in un organo elettronico curato dalla Fabbrica d’organi Mascioni, che ha condotto il restauro del 2009 e 2010.

Gioachino Rossini

Chiesa di Santa Croce, Firenze: le tombe monumentali dei personaggi che hanno fatto la storia dell’Italia

Se hai deciso di visitare Firenze per recarti nei luoghi dove sono sepolti le più celebri figure della storia, sappi che troverai la maggior parte di loro proprio qui, nella Chiesa di Santa Croce. Il primo personaggio illustre ad essere sepolto nel cosiddetto Pantheon delle glorie italiane è stato Leonardo Bruni, che riposa nella tomba in stile rinascimentale realizzata da Leonardo Rossellino.
A seguire moltissimi altri, tra cui Niccolò Machiavelli, Michelangelo Buonarroti, Galileo Galilei, Vittorio Alfieri, Leon Battista Alberti, Giovan Battista Niccolini, Gino Capponi, Giovanni Targioni Tozzetti, Gioachino Rossini e Ugo Foscolo, che definì egli stesso la basilica Tempio dell’itale glorie. Le tombe qui collocate sono più di duecento, senza contare quelle trasferite altrove.

Santa Croce

Segnaliamo, in particolare:

  • La tomba dedicata a Michelangelo Buonarroti, situata sulla navata di destra che reca il tema predominante della Passione di Cristo. Il grande artista viene pianto dalla Pittura, la Scultura e l’Architettura, sedute sul glorioso monumento progettato dal Vasari, caratterizzato dalla loro sapiente fusione.
  • Ugualmente l’Italia e la Poesia piangono Dante sulla sua tomba vuota, giacché le sue spoglie si trovano lontane da casa, a Ravenna. Un’opera la cui magnificenza colpisce fino a trasmettere la medesima tristezza delle statue: più solenne l’Italia, disperata la Poesia. Tra le due, seduto sul cenotafio, un Dante che rivolge il suo sguardo accigliato ai visitatori.
  • L’eroe fiorentino Francesco Nori, che diede la vita per salvare Lorenzo il Magnifico, viene qui ricordato con un monumento funebre in suo onore, impreziosito dalla Madonna del Latte di Rossellino.
  • Semplice ma distinto il monumento a Ugo Foscolo, che ritrae il poeta scolpito dalla mano di Antonio Berti.
  • Anziché descrivere brevemente la monumentale tomba di Gioachino Rossini, vogliamo invece raccontarne la storia. Il compositore dispose con un testamento che fosse la moglie Olympe Pélissier a scegliere il luogo della sua sepoltura e la donna, profondamente innamorata del marito, decise di averlo accanto a sé nel cimitero di Peré-Lachaise di Parigi, dove avrebbero riposato insieme per l’eternità. Successivamente però, fu fatta richiesta che la salma di Rossini venisse prelevata e trasportata in Italia, dove sarebbe stato accolto e acclamato con la gloria dovuta al suo genio. Sebbene afflitta all’idea di separarsi dalle spoglie del suo compagno di vita, la Pélissier accettò di compiere umilmente tale sacrificio, per rendere onore alla memoria del marito: tuttavia, pregò che si attendesse almeno il giorno della sua morte, così da non doverne soffrire.

  • Il genio di Antonio Canova firma la tomba di Vittorio Alfieri, pianto dall’Italia Turrita che si sorregge debolmente al monumento, adornato da lire e ghirlande.
  • Galileo Galilei, sulla navata sinistra, riposa con sua figlia suor Maria Celeste e il suo discepolo Vincenzo Viviani, tra gli affreschi dei Santi e il cammino di Cristo verso la Resurrezione e l’Ascesa al cielo: continuazione del percorso iniziato nella navata destra. Galilei fissa proprio il cielo, affiancato dall’Astronomia e la Geometria che, con lui, sembrano mirare le stelle.
  • Tra le numerosissime targhe commemorative, ti segnaliamo quelle di quattro grandi inventori: oltre al celeberrimo Leonardo da Vinci, potrai notare sulla navata sinistra Antonio Meucci, Guglielmo Marconi ed Eugenio Barsanti, a cui dobbiamo l’invenzione del telefono, la radio e il motore endotermico.
  • Vicino al portone principale, la Libertà dalla poesia di Pio Fedi rende omaggio allo spirito indomabile di Giovan Battista Niccolini, che qui riposa custodito da un’austera signora, dal capo coronato e il portamento fiero.
Cenotafio di Dante

Il percorso museale della basilica: la Cappella Pazzi, i chiostri e le sale

Il vecchio monastero della Basilica di Santa Croce di Firenze è stato adibito gradualmente a museo durante la Commemorazione dei defunti dell’anno 1900: sotto la vigile supervisione di Guido Carucci, parte delle strutture architettoniche rimosse durante il periodo del Risanamento e varie opere d’arte sono state collocate nell’ex refettorio, col tempo ingrandito e rimodernato per poi essere aperto al pubblico nell’anno 1959, insieme con i due chiostri e i principali ambienti della basilica. In seguito all’alluvione, Santa Croce è rimasta chiusa fino al 1975, dopodiché il museo ha riaperto con la nuova inaugurazione del 1976 e la riesposizione del Crocifisso di Cimabue, fortemente danneggiato dal disastro ambientale e restaurato. Le altre opere recuperate sono state riportate nella basilica solo nel 2006, in occasione del quarantesimo anniversario dell’alluvione, mentre per il cinquantesimo i visitatori hanno potuto riammirare, in tutto il suo splendore, l’Ultima Cena di Giorgio Vasari.

Partendo dall’esterno della basilica, potrai trovare sul fianco destro il Chiostro Trecentesco a pianta irregolare, nato dalla fusione di due piccoli chiostri a pianta rettangolare e quadrata, dove il Dio padre assoluto di Bandinelli e il Guerriero bronzeo di Moore ti guideranno verso la Cappella Pazzi, progettata da Brunelleschi.

  • La Cappella Pazzi, che troneggia nell’ampio giardino del chiostro, è considerata il capolavoro assoluto del suo autore. Intitolata alla famiglia di banchieri che tentò di mettere fine al governo dei Medici con una congiura, durante cui venne assassinato Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo il Magnifico che, a sua volta, rischiò di perdere la vita. Ad appoggiare i Pazzi vi erano il papato, il Regno di Napoli, la Repubblica di Siena e il Ducato di Urbino: ragion per cui il panorama politico italiano fu fortemente devastato dagli attriti che seguirono il complotto. Brunelleschi dà prova, in quest’opera, di un gusto raffinatissimo che gli vale il paragone con Botticelli: purtroppo però, muore prima ancora di vedere compiuta la facciata. Le porte sono state minuziosamente intagliate da Desiderio da Settignano, mentre i tondi in terracotta che adornano la cupola circolare, la lunetta posta sul portone d’ingresso e i magnifici medaglioni degli Apostoli sono stati realizzati da Luca della Robbia. Alesso Baldovinetti e Giuliano da Sangallo hanno progettato la vetrata e il portichetto della facciata, quest’ultimo attribuito tuttavia ai disegni originali di Brunelleschi.
Cappella Pazzi
  • Dopo il secondo chiostro in pietra serena, anch’esso realizzato da Brunelleschi, camminando lungo la basilica di Santa Croce a Firenze, giungerai nella prima sala del Refettorio dove è custodito il famoso Crocifisso decorato di Cimabue. Sulla parete ovest troverai il Cenacolo di Taddeo Gaddi, dove la croce del Cristo sembra assumere la forma dell’Albero della Vita, da cui si diramano scene e volti del racconto biblico. I frammenti del Trionfo della Morte, Il giudizio universale e l’Inferno dell’Orcagna sono anch’essi sopravvissuti alle acque impervie dell’Arno e recuperati con i lavori di restauro del Vasari. Qui è custodita la Statua di San Ludovico da Tolosa di Donatello, rimasta per circa trecento anni esposta sulla facciata di Santa Croce. Gli affreschi di Domenico Veneziano ti introdurranno alla seconda sala, narrandoti i temi tanto cari ai francescani delle vite di San Francesco e San Giovanni Battista, e alle diciannove pale d’altare recuperate dopo l’ennesima alluvione, avvenuta nell’anno 2006. Tra queste ricordiamo la Trinità, Discesa di Cristo al Limbo, Madonna col bambino e Santi e Deposizione dalla Croce: quest’ultima, in particolare, ha subito danni ingenti ed è stata recuperata quasi per miracolo.

  • La seconda sala ospita i capolavori di artisti come Giotto, Alesso Baldovinetti e Neri di Bicci, oltre ai modellini di alcune zone della basilica, tra cui il campanile, risalenti all’Ottocento.
  • La terza sala è dedicata alle terrecotte invetriate, anche dette “robbiane”, giacché la loro invenzione viene attribuita proprio a Luca della Robbia, che scoprì questa tecnica decorativa durante degli esperimenti condotti nel 1440 circa.
  • La quarta sala presenta opere del Trecento e Quattrocento: disegni preparatori detti “sinopie”, giacché realizzati con il caratteristico colore rossastro denominato sinopia, e degli affreschi.
  • La quinta sala presenta sculture del Trecento, attribuite soprattutto a Tino di Camaiono e al Giambologna, modelli in gesso delle opere che decorano la facciata ottocentesca e la ricostruzione, operata da Tino di Camaiono stesso, del monumento a Gastone della Torre.
  • La sesta sala contiene parti di affreschi, fra cui tre in particolare attribuiti a Rosselli.
Cappella Pazzi

Chiesa di Santa Croce di Firenze: curiosità

Oltre alla già citata “Sindrome di Stendhal”, che lo scrittore ha potuto sperimentare qui per la prima volta in assoluto, e la descrizione delle illustri tombe all’interno Dei Sepolcri di Foscolo, ti proponiamo alcune interessanti chicche sulla Basilica di Santa Croce a Firenze:

  • La Basilica di Santa Croce è stata visitata, nel 2008, da ben 837.575 turisti.
  • Come potrai notare, sulla facciata c’è una stella di Davide: questo perché l’architetto Niccolò Matas praticava la fede ebraica.
  • Il calcio in livrea, detto anche “calcio fiorentino” o “calcio in costume” è una disciplina sportiva che ha origine dall’harpastum romano e presenta elementi del calcio, il rugby e il wrestling; viene disputata nella Piazza Santa Croce a Giugno, accompagnata da una sfilata in abiti storici che parte da Piazza Santa Maria Novella. Cosa vedere a Firenze, se non un evento interessante come questo?
Tomba di Michelangelo
  • Conosci la leggenda della Vera Croce, la storia a cui è stata dedicata la Basilica di Santa Croce a Firenze? Si narra che l’albero, da cui fu tratto il legno utilizzato per la croce di Gesù, sia nato dalla tomba di Adamo, seppellito con un ramoscello dell’Albero della Vita tra le labbra dopo la sua morte. Una volta cresciuta, questa nuova pianta è stata ritrovata da Re Salomone, che dopo averne estratto il legno e aver a lungo ragionato sul suo utilizzo, ha deciso di sfruttarla come passerella per l’attraversamento di un fiume. Riconoscendo le origini del legno, la Regina di Saba evoca la profezia della crocifissione, nota anche al Re che decide quindi di prendere la passerella e seppellirla, in attesa che se ne compia il destino.

    Quando Cristo subisce la condanna a morte, il legno viene ritrovato e utilizzato per la costruzione della sua croce. Prima della battaglia di Ponte Milvio, Costantino ha una visione: una croce luminosa che reca la scritta in hoc signo vinces, “sotto questo segno vincerai”, che lo convince ad utilizzare la croce di Cristo come simbolo del suo esercito, cosa che gli garantisce la vittoria. Per questo motivo l’imperatore invia sua madre, Flavia Giulia Elena, a recuperare la sacra reliquia: la donna la trova dopo un lungo viaggio e, toccandola, lo stesso Gesù Cristo risorge dalla morte. La Vera Croce viene divisa in varie parti, di cui una custodita a Gerusalemme e trafugata, successivamente, da Re Cosroe II durante l’invasione dei persiani. L’imperatore bizantino Eraclio invia una spedizione e, dopo diversi anni, riesce finalmente a riottenere la reliquia e a riportarla personalmente indietro, nelle vesti di umile pellegrino.
Calcio in livrea

Santa Croce: i pareri dei visitatori

C’è chi si reca alla basilica per donare un fiore alle anime che qui dimorano, chi siede sulle panche in religioso silenzio per contemplare la maestosità di questo luogo senza tempo. Difficile non essere colti da quel senso di stupore che scombussolò lo stesso Stendhal, da quell’ammirazione che ci fa sentire piccoli al cospetto dell’incommensurabile. Riportiamo qui alcuni commenti dei visitatori, consultabili sull’apposita pagina di Tripadvisor, dove potrai percepire la meraviglia che si prova al cospetto di un simile monumento.

cosa vedere a firenzebasilica di santa croce
piazza santa crocesanta croce

Basilica di Santa Croce Firenze: orari e prezzi dei biglietti

La Basilica di Santa Croce di Firenze e il museo sono aperti:

  • Lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì e sabato, dalle 11:00 alle 17:00.
  • Domenica e durante le festività religiose dalle 13:00 alle 17:00.

Costo del biglietto:

  • Intero: € 8,00
  • Per famiglia: genitori € 8,00 e gratuito per i figli con età inferiore ai 18 anni
  • Con audioguida: € 12,00
  • Per famiglia con audioguida: € 12,00
  • Ridotto per ragazzi con età compresa tra i 12 e i 17 anni: € 6,00
  • Ridotto per famiglia con audioguida: € 4,00
  • Ridotto per minori di 18 anni con audioguida: € 10,00
  • Gratuito per: minori di età inferiore ai 12 anni, residenti del Comune di Firenze e portatori di handicap con accompagnatori
  • Gratuito con audioguida: € 4,00

Disponibile la prenotazione online o presso la biglietteria del museo.

Chiesa di Santa Croce Firenze: come raggiungerla

Per far visita alla Basilica di Santa Croce di Firenze, ecco la mappa che potrà esserti utili e alcuni consigli per giungere a destinazione.

Puoi raggiungere la Chiesa di Santa Croce in bus, con la linea 23A, 23B e C4.

A piedi, partendo da Piazza Santa Maria Novella, puoi imboccare Via del Sole e procedere verso Via Belle Donne, per poi girare a sinistra verso Via Spada e a destra a Via de’ Tornabuoni. Proseguendo verso Via Porta Rossa, ti ritroverai su Via della Condotta e Via dell’Anguillara, finché non troverai alla tua sinistra Piazza Santa Croce.

Santa Croce

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