Giardino di Boboli: natura, arte e cultura alle spalle di Palazzo Pitti

Cosa fare a Firenze in una bella giornata di sole, quando la brezza ci trasporta l’odore della primavera che rinasce o dell’autunno che bussa? Per i fiorentini, ma anche per circa 800 mila turisti ogni anno, la risposta è inequivocabilmente una sola: visitare i Giardini di Boboli. Questo meraviglioso esempio di giardino all’italiana ha definito uno standard esportato (e invidiato) in tutto il mondo che lo fa rientrare a pieno titolo tra le cose da vedere a Firenze. Viali, vialetti, grotte, fontane, verde lussureggiante, strutture architettoniche bizzarre, misteriosi percorsi alchemici e secoli di storia italiana: tutto questo (e molto altro) proprio alle spalle di Palazzo Pitti.

Cosa vedere a Firenze: il Giardino di Boboli

Quando si parla di Firenze, e in particolare della meravigliosa dimora costituita da Palazzo Pitti, non si possono non spendere delle parole sul giardino alle spalle di quest’ultimo. Il Giardino di Boboli è infatti strettamente collegato col palazzo rinascimentale che oggi ospita alcuni dei principali e più interessanti musei del capoluogo toscano, e non solo dalla storia: esiste infatti un vero e proprio passaggio dedicato. Per questo motivo qualsiasi fiorentino (e non) vi sconsiglierà, quando vi trovate a visitare Firenze, di scegliere tra Palazzo Pitti e Giardini di Boboli: per godere appieno dello spirito fiorentino vi dovrete preparare a una lunga giornata fatta di un mix unico al mondo di arte, natura e cultura.

I Giardini di Boboli tra le bellezze di Firenze

Come già accennato, il binomio Palazzo Pitti – Giardini di Boboli è indissolubile. La nascita dei giardini è infatti strettamente legata a quella del palazzo, di cui ne era il completamento secondo il gusto dell’epoca. Insieme ad altri, come può essere Villa d’Este di Tivoli, il Giardino di Boboli è un perfetto esempio di giardino all’italiana, uno stile nato nel nostro paese tra la fine del Medioevo e l’inizio del Rinascimento ed esportato, ripreso, imitato e venerato, nel corso dei secoli, in tutto il mondo. Come i classici giardini all’italiana, infatti, anche quello di Boboli presenta delle strutture geometriche si ripetono in modo rigoroso e tuttavia armonico ed elegante, integrando alla perfezione gli elementi naturali, rigogliosi grazie al clima fiorentino, a pezzi d’arte di ispirazione romana e moderna oltre a vere e proprie antichità. Con i suoi 45 mila metri quadrati di estensione rappresenta una delle principali cose da vedere a Firenze, e ogni anno attira quasi un milione di visitatori.

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Ma che cosa significa Boboli? Probabilmente il nome deriva dalla famiglia Borgolo, proprietaria del terreno acquistato dai Pitti. Va detto che tutto inizia verso la metà del 1300, quando la famiglia Pitti acquistò il terreno per edificare sia il giardino che l’omonimo palazzo (che però passò ben presto ai Medici a causa della scarsità di fondi per completare i lavori). È solo quando la proprietà passa sotto il controllo e il buon gusto di Eleonora di Toledo (e quindi durante la “fase” dei Medici) che il giardino acquisisce maggiore importanza, divenendo oggetto di attenzioni, ampliamenti, restauri e abbellimenti sotto la direzione di diversi importanti artisti e paesaggisti. La maggior parte delle modifiche strutturali e artistiche vanno di pari passo con il gusto delle varie famiglie che si sono succedute all’interno di Palazzo Pitti: dai Medici passando per gli Asburgo-Lorena e infine la famiglia reale italiana, i Savoia. È però solo durante l’XVII secolo che il Giardino di Boboli subisce una massiccia estensione, arrivando alle dimensioni attuali.

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In ogni caso, impossibile non lasciarsi trasportare dal viale principale, dal quale si diramano dei suggestivi vialetti che invogliano a una passeggiata primaverile. Ognuno di questi vialetti vi porterà di fronte a una meraviglia diversa: che sia una grotta naturale abbellita, una fontana zampillante o curiosi edifici, non riuscirete a smettere di sgranare gli occhi. Il consiglio è quello di visitarlo all’inizio o alla fine della bella stagione, in modo da poter godere appieno della sua bellezza in piena fioritura, ma allo stesso tempo evitando il gran caldo.

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Firenze: luoghi di interesse all’interno del Giardino di Boboli

Come ogni giardino all’italiana che si rispetti, anche il Giardino di Boboli presenta dei punti di interesse da non perdere. Anche se ammirarli è sufficiente per riempirsi l’anima e gli occhi di bellezza, è molto interessante scoprirne il significato, la storia e le curiosità. In generale, possiamo dividere la struttura dei Giardini di Boboli in due assi principali che gli danno la forma vagamente triangolare. Dando per scontato che la vostra visita inizi subito dopo aver esplorato Palazzo Pitti, uscendo da quest’ultimo vi troverete di fronte al Cortile dell’Ammanati. Alla vostra sinistra si apre il Piazzale del Bacco, mentre se decidete di proseguire in linea retta vi troverete sull’asse principale su cui si trovano l’Anfiteatro, il Bacino di Nettuno e il Giardino del Cavaliere. Nelle prossime righe scopriremo nel dettaglio cosa visitare a Firenze nel Giardino di Boboli, a partire proprio dall’Anfiteatro.

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I Giardini di Boboli visti da Palazzo Pitti

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Palazzina della Meridiana

Accedendo ai Giardini di Boboli da Palazzo Pitti, alla vostra destra si apre la Palazzina della Meridiana. Questo edificio stile neoclassico, il cui nome fa riferimento alla (non più presente) meridiana che faceva sfoggio di sé al suo interno, è particolarmente importante dal punto di vista artistico. Nello specifico, concedetevi qualche minuto per ammirare gli affreschi e gli abiti conservati nella Galleria del Costume. Attiguo alla palazzina c’è poi il Giardino del Conte, dove si tentava la coltivazione delle piante esotiche, tra cui il caffè e l’ananas, ricordate dal bassorilievo a forma, appunto, di ananas.

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Grotta di Buontalenti

Sulla sinistra rispetto all’ingresso dei Giardini di Boboli da Palazzo Pitti troviamo subito una delle attrazioni più emblematiche, complesse e cariche di significati. Parliamo ovviamente della Grotta di Buontalenti, opera commissionata dai Medici e realizzata inizialmente da Giorgio Vasari e completata da Bernardo Buontalenti tra il 1583 e il 1593, entrambi artefici della costruzione del giardino di Boboli. In questo luogo sono racchiuse diverse arti, come l’architettura, la scultura e la pittura, fuse tra di loro in un mix incredibilmente fluido e naturale nonostante le figure mistiche e fantastiche. Già all’esterno veniamo rapiti dalle colonne, quasi incastonate nelle concrezioni spugnose, e dalle riproduzioni di strutture simili a stalagmiti, che si estendono fino alle nicchie laterali (in cui troviamo la statua di Cerere e di Apollo).

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Spostando lo sguardo verso l’alto, possiamo notare i mosaici che formano le cornici, arricchiti da stucchi e il richiamo all’aspetto delle caverne naturali. All’interno, poi, la mescolanza dei diversi elementi che compongono la prima stanza della grotta creano un effetto di meraviglia, di caos, di trasformazione, anche grazie ai tanti simboli alchemici. Le riproduzioni dei quattro Pigioni incompiuti di Michelangelo, in questo contesto, danno l’idea di emergere e di scontrarsi con le altre strane figure di animali e personaggi misteriosi, mentre i pastori dell’affresco trovano rifugio e protezione nella grotta. Si prosegue verso la seconda stanza, in cui alle raffigurazioni pittoriche di Giunone e Minerva si aggiungono le figure scultoree di Paride nell’atto di rapire Elena.

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Nella terza stanza, infine, si apre la Fontana di Venere del Giambologna sotto un cielo dipinto, mentre quattro satiri bagnano giocosamente la dea. Secondo alcune interpretazioni, la prima stanza rappresenta la confusione data dalla meraviglia, seguita dal rapimento della bellezza (Paride ed Elena) e, infine, il nudo, la perfezione della bellezza di Venere, in un crescendo di tensione erotica.
Quando guardiamo la Grotta di Buontalenti, però, dobbiamo fare un piccolo sforzo di immaginazione per riportare in vita i giochi d’acqua che, un tempo, aggiungevano stupore a quanto già vediamo oggi.

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Kaffeehaus

A sinistra dell’Anfiteatro, vicino all’ingresso del Forte Belvedere e di fronte al Prato di Ganimede, si trova un padiglione utilizzato dalla corte, come possiamo intuire dal nome, per gustare il caffè e la cioccolata in tazza. La Kaffeehaus risale al 1776 sul progetto di Zanobi del Rosso e si compone di tre livelli caratterizzati da volumi che alternano concavità e convessità, in uno stile di ispirazione rococò orientaleggiante. Così come vedremo per il caso dei dettagli della Limonaia, il colore predominante è il “Verde Lorena“. Gli interni sono tanto affascinanti quanto gli esterni, con i loro affreschi che creano l’illusione di ambienti esotici. Da non perdere quando vi trovate a visitare Firenze è sicuramente il bar con vista panoramica in cima al Kaffeehaus dove rinfrescarsi prima di proseguire alla scoperta del Giardino di Boboli.

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Anfiteatro

Una delle prime attrazioni che incontriamo passeggiando per i Giardini di Boboli è l’Anfiteatro, progettato da Niccolò Tribolo. Molto probabilmente sulla collinetta dove troviamo l’attuale Anfiteatro doveva sorgere un boschetto. La continua estrazione di materiali da costruzione destinati a Palazzo Pitti e alla lastricatura delle strade di Firenze, però, portò alla formazione di una forma adatta per la costruzione dell’attuale struttura. Al suo interno, le gradinate ospitavano (a partire dal 1599) i nobili che assistevano a spettacoli e rappresentazioni, di cui troviamo memoria nelle decorazioni che lo adornano. Alcune delle feste e delle rappresentazioni furono addirittura aperte al pubblico, e tra queste figuravano anche rappresentazioni navali.
Sempre a partire dalla fine del 1500 quest’area si arricchì di numerose sculture e opere d’arte, tra cui una fontana (la Fontana dell’Oceano, successivamente spostata sull’Isolotto) e addirittura l’unico obelisco egizio della Toscana, risalente al XVI a.C. e originariamente situato nel Tempio di Iside della città egizia di Eliopoli. Questo è il punto migliore per scattare una foto al Palazzo!

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Bacino di Nettuno

Proseguendo oltre l’anfiteatro troviamo il bacino del Nettuno, risalente al 1777 ed edificato dove un tempo sorgeva un vivaio. Neanche a dirlo, prende il nome dalla fontana centrale in cui possiamo vedere il Dio Nettuno attorniato da altre creature marine. In cima, a sorvegliare un Nettuno nell’atto di sferrare un colpo col suo tritone (da cui anche l’appellativo locale di “Statua del Forcone”), troviamo la Statua dell’Abbondanza, risalente al 1636, commissionata in memoria di Giovanna d’Austria, morta a trentadue anni, di cui assume le fattezze.

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Giardino del Cavaliere

Nelle righe precedenti abbiamo menzionato il Giardino del Cavaliere: si tratta della porzione finale dell’asse su cui si trovano Anfiteatro e Bacino di Nettuno. Questo giardino recintato ha un’origine militare: nasce infatti su una delle fortificazioni progettate da Michelangelo e risalenti al 1529, in una posizione difensiva sopraelevata. Le scalinate che vi portano sul Giardino del Cavaliere rappresentano Giove e Flora, e una volta in cima si apre alla vista una disposizione geometrica di siepi basse e fiori. Al centro, dopo la Fontana delle Scimmie, troviamo il Casino del Cavaliere, ovvero un piccolo edificio del 1700 dove Leopoldo de’ Medici incontrava letterati e artisti. Oggi ospita il Museo delle Porcellane e da qui si gode di una meravigliosa vista panoramica.
Prima di arrivare in cima, però, fate attenzione a un vicoletto secondario: vi porterà alla Statua di Cerere e, proseguendo, al Prato della Colonna. La simbologia dietro alla colonna spezzata riporta alla tradizione alchemica, un simbolo di collegamento tra le forze terrene e quelle celestiali, arricchito dal vicino cedro libanese, simbolo di immortalità e forza.

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Zona di Annalena e Grotta di Adamo ed Eva

Una volta visitato il Giardino del Cavaliere, il percorso vi porterà a imboccare il cosiddetto Viottolone. Questo viale costituisce un’altra asse principale ed è stato costruito solo in un secondo momento, all’interno del progetto di espansione dei Giardini di Boboli avvenuta nel XVII secolo. Alla vostra destra troverete diversi vialetti secondari che vi porteranno alla zona di Annalena. Se invece accedete al Giardino di Boboli dall’entrata di Via Romana, vi troverete immediatamente in quest’area, che prende il nome da un convento che anticamente si trovava in questa zona. La porta di accesso è riconoscibile dai due leoni dormienti che fanno da guardia e nella stessa prospettiva del cancello troviamo la grotta di Adamo ed Eva, risalente al 1817 e abbellita, oltre che dalle statue della prima coppia (se vogliamo tralasciare la figura di Lilith), da conchiglie, mosaici, motivi geometrici e concrezioni spugnose.
La progettazione di quest’area è strettamente legata alla costruzione, nel 1817, del nuovo Teatro di Corte, il cui passaggio di collegamento fu abbellito e riqualificato anche con un’area utile per il transito delle carrozze.

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La Limonaia e la Fontana dei Mostaccini

Gli agrumi fanno parte della nostra quotidianità, ma fino a qualche secolo fa, in realtà, erano piuttosto esotici. In Toscana, poi, era pressoché impossibile coltivarne. Il loro fascino estetico ed esotico portò quindi alla costruzione di diverse aree dedicate alla loro coltivazione. Uno dei primissimi esempi, dovuto proprio alla famiglia medicea, è la Limonaia del Giardino di Boboli, dove le piante potevano crescere al riparo dal freddo e dalle intemperie. La Limonaia sorse al posto del Serraglio degli Animali, dedicata agli animali esotici donati ai proprietari della struttura, e quale ampliamento dello Stanzonaccio usato in precedenza per gli agrumi.

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La struttura, lunga più di 100 metri, è rivolta verso sud e le piante sono disposte su due livelli in modo da non sovrapporsi e godere appieno del sole che entra dai finestroni.
Un particolare curioso da notare è il colore dell’intonaco vicino alle finestre, il “Verde Lorena”, che ritroviamo anche nella Kaffeehaus. Le statue sulla facciata, invece, raffigurano le Muse, mentre il piazzale antistante è dedicato alla coltivazione delle rose. Ad oggi, alcune delle piante coltivate nella Limonaia (circa 500 in totale) discendono direttamente da quelle coltivate dai Medici.

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Dalla parte diametralmente opposta, invece, troviamo la Fontana dei Mostaccini, costruita nel 1619 da Romolo del Tadda. Il nome si deve ai mostaccini, ovvero alle maschere che lo adornano. Questa fontana si articola su più livelli tramite piccoli canali, e svolge una funzione utile all’irrigazione e alla distruzione dell’acqua per le varie fontane. In più, i canali e le vasche avevano lo scopo di attrarre gli uccelli più piccoli che poi, tramite apposite reti (dette “ragne“) venivano catturati. Il boschetto che circonda questa zona è detto anche “ragnaia“, proprio perché era adibito alla cattura degli uccellini grazie ai fitti rami.

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Isolotto e Vasca dell’Isola

Tornando sul Viottolone, procediamo verso il culmine del Giardino di Boboli, ovvero verso l’Isolotto, con la Vasca dell’Isola ad opera di Alfonso e Giulio Parigi nel 1618. Qui si affollano diversi soggetti di natura mitologica e storica, ma anche provenienti dalla tradizione popolare. Il “pezzo forte”, però, lo troviamo al centro dell’isola: la Fontana dell’Oceano, opera di Giambologna. Sul bassorilievo sono raccontate ben tre scene della tradizione classica: Il ratto di Europa, il Trionfo di Nettuno e Il bagno di Diana, ed è collegata alla terra da due passerelle chiuse da cancelli in ferro battuto che si sorreggono a due colonne. Sulle colonne noterete dei capricorni, simbolo del Granducato di Toscana, affiancati dalle arpie, che ritroviamo anche nella vicina Fontana delle Arpie. Più avanti si staglia anche la Fontana dei Putti con le sue creature marine e mascheroni, oltre alle diverse statue circostanti.

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Ad ogni modo, al centro dell’Isolotto troviamo il Dio Nettuno e tre figure rappresentanti il Gange, l’Eufrate e il Nilo nell’atto di riversare l’acqua nella vasca principale (ovvero l’Oceano). Allontanandoci dall’Isolotto e seguendo i gradini arriviamo a due piccoli dalla struttura simmetrica. Qui si ergono due tempietti all’aperto, il posto perfetto per fermarsi a riposare prima di raggiungere il Prato delle Colonne, con le sue colonne in marmo rosso tra platani secolari. In un’ottica di simbolismo alchemico, questo punto rappresenta la conclusione di un lungo percorso (quello attraverso le simbologie sparse in tutto il Giardino) da cui si esce vincitori (notare l’alloro in questa zona, simbolo di vittoria), in un perfetto equilibrio tra ciò che ci sovrasta e ciò che calpestiamo, rappresentato dalle colonne.

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Altre cose da vedere a Firenze nel Giardino di Boboli

Le cose da visitare a Firenze, e nel Giardino di Boboli in particolare, sono ovviamente innumerevoli. Noi abbiamo voluto prendere in considerazione le più importanti e quelle che, con più probabilità, vi lasceranno a bocca aperta e vi instilleranno la curiosità di conoscerne il significato. Ciò non toglie, però, che questo giardino offre una miriade di altre opere d’arte, sopratutto sculture, che meritano una, seppur breve, menzione.
Parliamo per esempio della Via Cerchiata, che incontriamo prima della Vasca dell’Isola, un poetico viale fiancheggiato da cipressi e statue. O ancora il Giardino di Madama con l’omonima grotticina, con le sue stalattiti e con le capre marmoree sulla fontana, perfettamente inserita in un giardino deliziosamente geometrico.
Proprio nei pressi dell’ingresso di Piazza Pitti, invece, è curiosa la Fontana del Bacchino. Questa statua, copia dell’originale, raffigura il nano più famoso presso la corte di Cosimo I,  Morgante, riprendendo il gusto grottesco tipico del XVI e XVII secolo.

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Fontana del Bacchino

Impossibile, poi, non fermarsi a fare una foto all’iconica scultura del volto di Tindaro screpolato. Lo incontriamo proprio vicino al Prato dei Castagni in direzione del Casino del Cavaliere (e quindi del Museo delle Porcellane). La scultura risale al 1994 ed è un’opera dell’artista polacco Igor Mitoraj, che ha voluto rappresentare il re di Sparta, la cui fama e bellezza resiste, seppur logorata, al passare dei secoli.
Infine, da non perdere anche la Fontana del Carciofo, realizzata nel 1639 da Giovan Francesco Susini mettendo insieme sculture precedentemente situate in altri punti del Giardino di Boboli. La troviamo sulla terrazza al livello del piano nobile di Palazzo Pitti, e gli elementi che saltano all’occhio, oltre al fusto, sono gli elementi marini (conchiglie, tartarughe, cigni, delfini) e le creature mitiche, come le nereidi, i satiri e i tritoni. In origine, queste ultime si trovavano sotto a un giglio in bronzo da cui zampillava l’acqua e da cui la fontana prende l’attuale nome.
Queste sono solo alcune delle meraviglie del Giardino di Boboli, lasciamo a voi l’onore e l’onere di scoprire le altre più nascoste!

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Fontana del Carciofo

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Firenze, Giardino di Boboli: curiosità da sapere prima di visitarlo

  • Questo giardino non è stato accessibile per il grande pubblico se non dopo la metà del 1700, ovvero sotto il regno di Pietro Leopoldo di Lorena;
  • È patrimonio dell’umanità dell’UNESCO dal 2013;
  • Prima che la famiglia Pitti acquistasse il terreno su cui nasce il Giardino di Boboli, questo apparteneva alla famiglia Borgoli (o Borgolo), da cui, probabilmente, l’evoluzione nell’attuale “Boboli”;
  • La Fontana dei Mostaccini non è solo un bellissimo esempio artistico, ma anche funzionale: le sue piccole cascate erano infatti pensate per fornire acqua fresca agli uccelli da richiamo, addestrati e utilizzati per l’uccellagione;
  • Fino al 1924, proprio grazie alla sua peculiare bellezza, all’interno della Grotta di Buontalenti erano conservati i quattro Pigioni di Michelangelo;
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  • Tutta l’acqua impiegata nelle fontane di questo giardino provengono dal Giardino del Cavaliere e confluiscono nella Fontana di Nettuno. A tal proposito, è interessante sapere che il progetto ingegneristico ideato per le acque di questa fontana e a tutte le altre dei Giardini di Boboli sono state un esempio per i giardini costruiti successivamente, sfruttando altezze e livelli diversi;
  • La collezione delle Camelie del Giardino di Boboli ha avuto origine nel XVII secolo ed è stata portata avanti fino ai giorni nostri;
  • Alcuni dei lavori di mantenimento dei Giardini di Boboli sono stati resi possibili grazie ai ricavati del Gioco del Lotto;
  • Gli agrumi coltivati nella Limonaia crescevano in particolari vasi, detti “conche”, poiché in inverno venivano spostati all’interno per ripararli dal freddo. Per mantenere un livello di umidità ottimale, poi, lo sterrato era preferito al lastricato.
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Giardino di Boboli, Firenze: biglietti, ingressi, orari e come arrivare

La zona di Firenze con Giardino di Boboli è l’Oltrarno, praticamente nel cuore della città. Non esiste, però, un indirizzo univoco, in quanto molto dipende dal punto in cui vi trovate. Per accedere al Giardino di Boboli, infatti, ci sono ben quattro ingressi:

  • Palazzo Pitti (cortile dell’Ammannati)
  • Forte Belvedere
  • Ingresso Annalena (Via Romana)
  • Porta Romana
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Giardini di Boboli: come arrivare

Escludendo a priori gli spostamenti in automobile a causa della posizione centralissima, vi consigliamo di raggiungere il Giardino di Boboli o a piedi o in autobus. In autobus la fermata più vicina è quella di Campuccio, servita dalle linee 11, 36, 36A e 37. Da lì potete proseguire a piedi su Via Romana o su Via Santa Maria e in circa un quarto d’ora siete arrivati. A piedi, invece, potete partire dal centro storico e seguire le indicazioni per Ponte Vecchio, superarlo e poi proseguire su Via Gucciardini.

Giardino di Boboli: orari

I giardini sono aperti tutti i giorni a partire dalle 8:15. La chiusura, invece, varia a seconda del periodo dell’anno, e nello specifico:

  • novembre, dicembre, gennaio, febbraio: 16:30
  • marzo e ottobre con ora solare: 17:30
  • aprile, maggio, settembre, ottobre e marzo con ora legale: 18:30
  • giugno, luglio e agosto: 19:00

Gli unici giorni chiusura sono il 1 gennaio, il 25 dicembre e il primo e ultimo lunedì del mese, fatta eccezione per i mesi tra giugno e ottobre.

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Giardino di Boboli: biglietti

I biglietti possono essere acquistati su questa pagina, secondo le seguenti tariffe:

  • Biglietto singolo intero: 10€
  • Biglietto singolo ridotto: 2€

Con l’acquisto del biglietto singolo per il Giardino di Boboli si ha diritto all’accesso gratuito anche al Giardino di Villa Bardini.
Hanno diritto alla tariffa ridotta tutti i cittadini dell’Unione Europea (oltre che Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein) di età compresa tra i 18 e i 25 anni.
L’ingresso è invece gratuito per i minorenni, i disabili (con accompagnatore), gruppi scolastici, guide turistiche e interpreti, docenti e studenti universitari, giornalisti iscritti all’albo, cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE, operatori delle associazioni di volontariato, personale del Ministero della Cultura e membri dell’ICOM.

Se invece volete saltare la fila (spesso lunghissima), vi conviene prenotare. La prenotazione costa 3€ e per le istruzioni nel dettaglio vi rimandiamo alla pagina dedicata.

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Giardino di Boboli: mappa

Ovviamente, non appena arriverete vi verrà fornita la mappa del Giardino di Boboli per potervi orientare al meglio. Noi, però, ve la anticipiamo in una forma un po’ inusuale: quella che segue è infatti una planimetria del Giardino risalente addirittura alla fine del XVIII secolo!

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Consigli utili per visitare il Giardino di Boboli

  • Gli ingressi accessibili per i portatori di handicap sono quelli da Piazza Pitti e dal Piazzale di Porta Romana, mentre il Museo delle Porcellane non è accessibile. In ogni caso, è consigliata la presenza di un accompagnatore a causa del terreno in pendenza e sconnesso.
  • Sono presenti servizi igienici sia all’ingresso su Via Romana (Annalena) che vicino all’Anfiteatro, nel Museo delle Porcellane e nel Giardino della Lavacapo.
  • Le fontanelle nel Giardino di Madama, Giardino del Cavaliere, Grotta di Adamo ed Eva, Prato delle Colonne erogano acqua potabile.
  • Anche se momentaneamente chiuso per via della pandemia, è presente anche un bookshop vicino l’Anfiteatro.
  • Considerate almeno mezza giornata per visitare i Giardini di Boboli, se non una giornata piena!
  • Il momento migliore per visitare i Giardini è la mattina presto, in modo da avere tutto il tempo di goderlo appieno prima del caldo torrido. Per quanto riguarda il periodo dell’anno, invece, in molti consigliano l’inizio della primavera e sconsigliano quello invernale, meno scenografico.
  • Molte guide offrono anche la possibilità di partecipare a dei tour guidati, che possono rivelarsi molto interessanti e pratici, a volte anche “a tema”.
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Le recensioni di chi ha già visitato i Giardini di Boboli di Firenze

Infine, scopriamo cosa scrive chi ha già avuto modo di esplorare questo meraviglioso esempio di giardino all’italiana che, come detto, ha alzato quello che è lo standard in tutto il mondo. Un esempio unico nel suo genere che unisce la bellezza dell’arte, a tratti anche grottesca, al simbolismo alchemico, i colori della natura e la cura nei dettagli. Ecco alcune testimonianze provenienti direttamente dalla pagina TripAdvisor dedicata:

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